Tav : Maroni sostiene che i lavori inizieranno entro fine mese

Sembra proprio che l’ ultimatum della Ue, comunicato per mezzo del commissario europeo ai trasporti, Siim Kallas , abbia raggiunto il suo obbiettivo. L’ ultimatum, lo ricordiamo, stabiliva che i la data ultima per l’inizio dei lavori, relativi alla Tav Torino – Lione , è il 30 giugno. Il governo italiano, perciò, a fronte del pericolo di non poter beneficiare dei finanziamenti dell’ unione europea, ha sciolto ogni dubbio . E’ stato lo stesso Maroni ad affermare che i lavori inizieranno entro il 30 giugno. Si partirà con lo scavo del tunnel geognostico della Maddalena, che costituisce il primo lavoro della famigerata tratta ferroviaria, la cui realizzazione è stata sempre impedita dal movimento no – Tav della Val di Susa. Maroni ha dichiarato la necessità che i lavori prendano il via, e non vuole neanche pensare alla possibilità di non poter beneficiare della prima tranche dei finanziamenti,di un importo pari a 672 milioni di euro. Già entro il prossimo giovedì, quindi, sul cantiere ci saranno operai ed escavatori.
E’ indubbio, comunque sia , che tutto questo provocherà un nuovo contrasto con il movimento no Tav, che, già da tempo, ha affermato di aver consolidato i presidi permanenti che da molto tempo, oramai, ostacolano l’inizio dei lavori. Il Ministro Maroni , comunque, è fermo sulla questione e ribadisce che i lavori dovranno partire senza riserve.
ULTIM’ORA
Con 2.000 poliziotti in tenuta antisommossa è stata liberata l’area dagli occupanti NoTav. Largo uso dei lacrimogeni. Sotto le prime immagini trasmesse.
Palinsesti pronti, contratti ancora no. Programmi in bilico e conduttori in forse

La RAI, orfana di Michele Santoro e Anno Zero deve cercare, in extremis, di far firmare Fabio Fazio e Giovanni Floris, i cui contratti sono prossimi alla scadenza. Intanto lo spettro di La7 aleggia su Viale Mazzini.
Quanto valgono i programmi che la Rai sta cercando di mantenere nel proprio palinsesto? Parliamo in termini di ascolti: a parte anno Zero che ha portato a Rai2 una media di 5,4 milioni di spettatori nelle sue 33 puntate della stagione 2010-2011, Ballarò, Che tempo che fa e Report si posizionano davanti a tutti gli altri programmi d’informazione, con uno scarto notevole.
Il programma di Floris vanterebbe una media di 4.5 milioni di ascolto in 36 puntate, con uno share del 16.5%. La trasmissione di Fazio, da parte sua, ha un ascolto medio di 3.6 milioni e una quota del 13.9% nelle 63 puntate. Report si è posto ad una media di 3.4 milioni, facendo registrare uno share del 13.3&. Se questi programmi passassero su La7, come si comporterebbero? Difficile dirlo. Ci sono diversi elementi da valutare e variabili che potrebbero spostare l’ago della bilancia, tra cui l’abitudine di ascolto della rete, il suo posizionamento sul telecomando tra digitale e analogico e la copertura della rete stessa. Da non trascurare che, spesso, è difficile per un conduttore riuscire a “traghettare” il proprio pubblico su un’altra emittente. Certamente La7, da rete semigeneralista, si sta convertendo in tematica, puntando sull’informazione. Potrebbe anche raddoppiare gli ascolti con Santoro e magari anche con Fazio, arrivando a toccare una percentuale (quel 7%) che la porterebbe in competizione non solo con Rete4 e Itali 1 ma anche con Rai2 e Rai 3. Nella stagione 2010-2011 La7 ha registrato un aumento di share del 28.3%, grazie anche al Tg di Enrico Mentana.
La Rai si trova in una situazione di bilancio non certo florida. Fazio è costato 10 milioni, ma ha anche dato introiti commerciali per 17.6 milioni. Le 33 puntate di Ballarò dello scorso anno sono costate 3.4 milioni: la pubblicità, in cambio, ne ha portati più del doppio. I ricavi di Report sono stati pari a 4.3 milioni, rispetto a 2.5 milioni di costi.
Difficile pensare che la Rai possa rinunciare a questi programmi e che senza Santoro, Fazio o Floris possa continuare ad essere fortemente competitiva rispetto a Mediaset.
La Grecia incrocia le braccia: sciopero contro le misure di austerity del governo

Migliaia di lavoratori del settore pubblico, studenti e persone di ogni età, uniti nella protesta.
Grecia: porti, banche, ospedali e aziende statali fermi oggi dopo che i due maggiori sindacati del lavoro hanno proclamato lo sciopero nazionale per opporsi al premier George Papandreou, e alle sue misure di asuterity. I lavoratori del settore pubblico, poliziotti e giornalisti parteciperanno allo sciopero di 24 ore.
ADEDY, il più grande sindacato del settore pubblico, e la Confederazione generale del lavoro, GSEE, il principale sindacato del settore privato, hanno indetto il terzo sciopero generale per protestare contro il piano fiscale quinquennale del governo ed il programma di vendita di beni dello stato. I sindacati si oppongono ai piani del partito di vendere partecipazioni in aziende statali, come Public Power Corp SA. (PPC) Il sindacato GENOP, che rappresenta lì i lavoratori , intende organizzare scioperi di 48 ore a rotazione dal 20 giugno fino a quando il governo non farà marcia indietro.”Chiediamo il ritiro delle misure dure e di un’ingiusta imposizione da parte del governo “.
Le misure di bilancio di Papandreou, che comprendono tasse più alte e salari più bassi del settore pubblico, sono finalizzate ad ottenere più aiuti dopo un salvataggio da 110 miliardi di euro ottenuto dall’Unione europea e concordato l’anno scorso,
Papandreou si aspetta di ottenere il pacchetto da 78 miliardi di euro (113.000 milioni dollari), piano che sarà approvato in Parlamento entro la fine del mese, ma deve affrontare il crescente dissenso all’interno del Pasok, il suo partito, e tra i greci. “Questo governo ha la responsabilità di salvare il paese dal default”, ha detto ieri ai giornalisti ad Atene George Petalotis , portavoce di Papandreou. All’interno della maggioranza socialista si apre quindi più di una frattura con un numero di seggi che scende a 155 su 300. Buona parte del governo si dichiara quantomeno perplessa sul programma e diversi sono coloro che annunciano di voler votare contro l’austerity. Il deputato Alexandros Athanassiadis, deciso a mostrarsi sfavorevole, ha incontrato il sostegno di più di un membro della maggioranza.
Un gruppo chiamato The People’s Assembly of Sintagma (in riferimento alla piazza principale di Atene), ha invitato le persone a circondare il parlamento mentre i legislatori si apprestavano ad avviare un dibattito sul disegno di legge, presentato il 9 giugno, vietando loro l’accesso. Sit in e cortei sono da giorni scenario fisso davanti al parlamento. I manifestanti si sono radunati nella piazza antistante il parlamento per 21 giorni, piantando tende ed invitando i passanti ad unirsi. La polizia ha detto che la più grande manifestazione è stata sinora, quella del 5 giugno, quando 50.000 persone si sono radunate davanti alla camera.
Voci dal WEB: Facebook pronto per un’IPO da 100 miliardi di dollari entro il 2012?

Facebook si prepara a presentare una richiesta di offerta pubblica iniziale (Initial Public Offering, OPI) già da ottobre o novembre. Il valore del popolare sito di “social networking” schizzerà a più di $100 miliardi. Queste le notizie riportate Lunedì dal canale finanziario CBNC.
L’agenzia Goldman Sachs starebbe conducendo le operazioni per gestire l’offerta, attesa già nel primo trimestre del 2012.
Con più di 500 milioni di utenti, Facebook è il social network più popolare della rete. La “mossa” finanziaria ha già catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, accendendo le attese a Wall Street. La decisioni di aprirsi ad un pubblico di investitori più diffuso, contestualmente alla quotazione in Borsa, era “inevitabile”, sedondo quanto riferiva il mese scorso il Chief Operating Officer di Facebook.
Le anticipazione sui progetti per il futuro di Facebook giungono in un momento di accresciuto interesse da parte degli investitori, sulla scia della rapida crescita della società di social networking, e dopo il lancio dell’IPO da parte del sito di networking s LinkedIn Corp, la cui società è valutata a circa $7 miliardi.
Fondata in un dormitorio di Harvard nel 2004, dall’ormai 27 anni, Mark Zuckerberg, la piattaforma di Facebook ne ha fatta di strada. Oggi, colossi come Google Inc e Yahoo Inc non dormono più sonni tranquilli: Facebook è divenuta la destinazione più popolare per i navigatori del Web e un importantissimo canale -vetrina per gli inserzionisti. Il suo valore è stato stimatoa circa 50 miliardi dollari all’inizio di quest’anno, quando Goldman Sachs ha investito nella società. Recenti transazioni di “azioni FB” sul mercato secondario hanno valutato la società tra 78 e 81 miliardi dollari. Si prevede che nel 2011 Facebook sarà in grado di generare circa 4 miliardi di dollari in ricavi pubblicitari, rispetto agli 1,86 miliardi di dollari dell’anno precedente.
Luce e gas: 2011 da record. La fattura complessiva supererà i 63 miliardi di euro

Il 2011 farà registrare un nuovo record storico per la bolletta energetica italiana, quella cioè che il Paese paga per soddisfare il proprio fabbisogno di luce e gas. Secondo quando stimato dall’ Unione petrolifera, la fattura complessiva sarà superiore a 63 miliardi di euro (rispetto ai 53,9 miliardi del 2010), mentre la sola bolletta petrolifera crescerà da 28,5 miliardi a circa 36 miliardi di euro, registrando anche in questo caso un massimo assoluto.
Il record precedente risaliva al 2008, periodo antecedente la crisi economica, in cui la bolletta energetica complessiva aveva sfiorato i 60 miliardi (59.937 milioni) e quella petrolifera si era attestata a 32,4 miliardi di euro. A gravare è principalmente il rincaro del prezzo del greggio, visto che i consumi continuano ad essere penalizzati. Il settore petrolifero è stato l’unico a registrare una nuova contrazione nei consumi, che negli ultimi sei anni i anni lik utlimi o le stime sono diminuiti più di quanto avessero fatto in occasione del secondo shock petrolifero. Dopo il drammatico evento di Fukushima e le politiche di “ripensamento” sulla questione nucleare che hanno interessato molti Paesi occidentali (fino allo stop arrivato in Italia con il referendum), appare sempre più evidente “il ruolo insostituibile delle fonti fossili (petrolio, gas, carbone) in termini di disponibilità, versatilità, economicità e anche sicurezza. Per fronteggiare l’aumento della domanda di energia a livello internazionale le strade sembrano essere due: le rinnovabili, che si stima possano arrivare entro il 2035, nella migliore delle ipotesi, a coprire il 25% del fabbisogno, e i combustibili fossili. Per ottimizzarne l’impiego è però necessario continuare negli sforzi già in atto nella ricerca di tecnologie che li rendano sempre più ecocompatibili.
