Borghi storici italiani: il restauro passa dagli investitori stranieri

Il mercato italiano degli immobili ultimamente è segnato da una profonda crisi e da forti contraddizioni. Il calo delle compravendite, registrato ovunque, la chiusura ed il fallimento di molte imprese, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, che ha coinvolto anche Regioni in cui la domanda era alta ed il mercato era attivo, come la Toscana si contrappone all’altro risvolto della medaglia: l’arrivo degli stranieri.

Il fatto che investitori stranieri si stiano accaparrando pezzi di Italia a basso costo grazie alla crisi non accade solo nelle grandi aziende, ma anche negli immobili, con la differenza però, che gli immobili rimangono, aldilà del proprietario, sempre in Italia e che spesso la gestione straniera, rivaluta e rilancia luoghi lasciati all’abbandono.

Queste acquisizioni dal bilancio positivo, riguardano edifici di lusso, soprattutto storici ed interi borghi altrimenti decadenti. Operazioni che lasciano un segno nel territorio e con un ritorno economico ed occupazionale interessante, e che oltretutto in molti casi sono veri e propri capolavori del restauro e del recupero di beni culturali. Due degli esempi migliori sono il borgo di Castelfalfi (provincia di Firenze), in mano ai tedeschi di TUI-AG ed il castello di Casole D’Elsa (provincia di Siena) acquistato dalla Timbers Resort, multinazionale statunitense.

Castelfalfi, borgo, castello ed immensa tenuta, hanno avuto una storia traballante, succeduta all’abbandono dei campi del dopoguerra. Anche se molti imprenditori italiani ne avevano intuito il potenziale turistico, diverse società hanno provato a sfruttarlo senza ma riuscirci. Castelfalfi rischiava di cadere in rovina se non fosse arrivata Tui-Ag che rilevando la proprietà è riuscita in poco tempo a riportare alla vita il borgo proponendo immobili e casali di lusso in vendita e a creare un resort turistico che comprende hotel, ristorante, un centro benessere, un campo da golf, piscine, negozi, una produzione vinicola e di olio di tutto rispetto.

Simile la storia di Casole d’Elsa o meglio, del suo castello che rimonta le sue origini al decimo secolo e fu di proprietà dei Visconti. Il regista Luchino Visconti fu spesso ospite del castello, di proprietà del fratello il Conte Edoardo, insieme a molte star, e l’arrivo di Timbers è stato quasi fortuito. Fu l’attuale amministratore delegato, David Burden, ad innamorarsi del luogo durante un viaggio, fino ad arrivare ad acquistare il castello e la tenuta di 1700 ettari, costellata di casolari. Il tutto in totale stato di abbandono e senza anima viva nei dintorni, tanto da richiedere un investimento e lavori faraonici di 100 milioni di euro.

Come se non bastasse, alla particolarità del progetto, c’è da dire che se Timbers è specializzato in resort di lusso nel continente americano, frequentati da star e politici, il Castello è il suo primo investimento europeo ed un progetto assolutamente unico rispetto agli dodici resort. Unico anche perché finanziato quasi interamente in contanti, a causa del credit-crunch causato dalla crisi, che ha fatto in modo che per le banche non fosse meritevole di un prestito nemmeno un colosso turistico in attivo…!

Il risultato è arrivato: molte delle 28 case coloniche sono già state ristrutturate e vendute, ed il Castello ed altri stabili sono diventati rispettivamente un hotel a 5 stelle, negozi, ristoranti, un centro benessere… Il tutto ovviamente rispettando lo stile architettonico originale e guadagnandosi già i cuori ed i portafogli dei clienti più ricchi, come un senatore statunitense ed uno dei dirigenti di Facebook, che hanno già acquistato.

 

 

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